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1 visitatore online| Lettera 9 (10 Settembre 1639) |
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9 Padre Benedetto Castelli a Galileo Galilei (Firenze), Roma 10 Settembre 1639 (9). Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.re e P.ron Col.mo Ho sentito con grandissimo gusto l’applauso che V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma fa a quelle mie scritturette, nelle quali se ci è cosa nessuna di buono lo devo riconoscere dalla Divina mano prima, e poi dalli documenti ricevuti da V. S. Ecc.ma. Quello di che io ho qualche conpiacimento nel consulto dei molini di Perugia, è che mi pare di cavarlo dalla natura stessa del lago, considerato nel suo essere naturale, cioè che sia una gran conserva d’acqua, ma male custodita e governata, in modo che in alcuni tempi scarica più acqua del bisogno e poi li viene a mancare; ma io propongo il modo di conservarla e andarla dispensando, sì che serva tutto l’anno continuamente. Sono però fuori di speranza affatto che si habbia da mettere in prattica mai, ancorchè l’utile sia cosi manifesto; e mi vado confirmando poichè si è dato orecchio a un tale, quale ha proposto di cavare l’acqua dal lago con ingegni e machine meravigliose, ed ha promesso di cavare tanta acqua che farà macinare continovamente una macina, che verranno ad essere undeci molini. E’ stato qui a Roma, ha negoziato, ed ottenuto patenti e brevi di fare l’impresa. Non ha però avvertito di farci mettere clausole tali che avvalorassero le sue invenzioni; e però, ritornato a Perugia, dopo havere fatta una buona spesa, tutto gli è riuscito vano, e solo ci ha guadagnata una gagliarda febbre con petecchie, e non so hora come la passi. Quanto al numero delle gocciole cadenti, la ringrazio di quanto ella mi scrive; chè veramente mi pare meravigliosa l’invenzione e fuori d’ogni humana fantasia, nè dubito punto che, ruminato bene il problema, non habbia da servire a maggiori scoprimenti. D. BENEDETTO CASTELLI (9) Cfr. N. 3917 nell’Edizione Nazionale delle "Opere di Galileo Galilei", Antonio Favaro: Vol. XVIII, pag. 100. |




