Padre Benedetto Castelli

benedetto_castelli 02galileo_galilei01Nacque da Alda e Annibale da Castello o Castelli nell’anno 1577 a Monte Isola, vicino Brescia. Incominciò la sua professione monastica nel Monastero di S. Faustina Maggiore in Brescia il 4 Settembre 1595 (1).
Riconosciute immediatamente le sue enormi doti di impegno e saggezza venne mandato, poco più che ventenne, ad intraprendere i suoi studi nel Monastero di Santa Giuliana (Padova). In questo luogo fu illuminato dagli insegnamenti del sommo scienziato Galileo Galinei, in quel tempo Lettore dell’Università.
Si stabilì ben presto una forte amicizia tra i due al punto tale che il maestro chiedeva al suo “discepolo” di assistere e contribuire a tutte le sue esperienze e ricerche. Ci sono testimonianze ad esempio che dimostrano la partecipazione del Padre Benedettino alle esperienze che portarono Galilei all’invenzione del termometro. In una lettera di Castelli a Monsignore Ferdinando Cesarini, scritta nel 20 Settembre 1638 (2) viene riportato quanto segue: “Mi sovvenne un’esperienza fattami vedere, già più di trentacinque anni sono, dal Signor Galileo; la quale fu che presa una caraffa di vetro di grandezza di un piccol uovo di gallina col collo lungo due palmi incirca e sottile quanto un gambo di pianta di grano, e riscaldata bene colle mani la detta caraffa e poi rivoltando la bocca di essa in vaso sottoposto, nel quale era un po’ d’acqua, lasciando libera dal calore delle mani la caraffa, subito l’acqua cominciò a salire nel collo e sormontò sopra il livello dell’acqua del vaso più di un palmo: del quale effetto poi il sig. Galileo si era servito per fabbricare un istrumento da esaminare i gradi del caldo e del freddo”.
Insieme a Galilei collaborò anche alle ricerche che portarono all’enunciazione del principio di meccanica “che a principare il moto è ben necessario il movente, ma a continuarlo basta il non aver contatto” (3).
Tornato a Brescia nel Monastero e con il desiderio costante di seguire il suo Maestro in Toscana, rivolse la sua attività all’astronomia servendosi di un cannocchiale costruito e mandatogli da Galilei. In seguito a tali ricerche riconobbe la montuosità della luna e, più importante, trovò una conferma delle dottrine copernicane in occasione della scoperta delle “fasi di Venere”. Anche se ad una certa lontananza dal Maestro, inoltre, il Padre Benedettino lo aiutò nelle osservazioni riguardanti i satelliti di Giove, scoperti da Galileo e chiamati “Pianeti Medicei”.
In seguito ad un periodo di lontananza da Galilei, il Benedettino ottenne finalmente il desiderato permesso di recarsi a Firenze nella celebre badia di Santa Maria, dove riprese la collaborazione diretta con il Maestro.
Nella città toscana Castelli sviluppò pienamente la sua attività. In relazione allo studio delle macchie solari, per esempio, escogitò il metodo di osservarle ottenendone la proiezione, attraverso il telescopio, sopra una carta. In questa maniera si potevano ottenere i disegni esatti delle macchie senza rischiare di danneggiare la vista che altrimenti sarebbe stata sottoposta a sforzi notevoli.
castelliL’intensa collaborazione tra i due si ritrova anche nella questione dei galleggianti ed in particolare sul perché il ghiaccio galleggiasse sull’acqua. Dopo tali studi Galilei sostenne che la ragione del galleggiamento era dovuta al minor peso del ghiaccio e non alla sua forma piatta ed estesa come precedentemente si pensava.
Poiché il desiderio principale del Padre era quello di avere una cattedra in un pubblico Studio, con l’appoggio di Galileo e con il favore della Corte di Toscana egli fu incaricato della Lettura di Matematiche a Pisa.
Tra i suoi tanti discepoli ricordiamo Torricelli, inventore del Barometro, e Fra Bonaventura Cavalieri, celebre per le sue opere scientifiche. In questi anni le lettere che il Maestro scritte a riguardo della divulgazione della dottrina copernicana, ed in particolare quelle indirizzate a P. Castelli furono l’origine degli ingiusti processi contro Galilei (1616 e 1623) che ebbero come risultato la sua condanna e quella della dottrina del Copernico, risultata erroneamente contraria alla Scrittura.
Qualche tempo dopo la triste vicenda il nuovo Papa Urbano VIII, che apprezzava profondamente le conoscenze di Castelli in materia di acque, volle il Benedettino a Roma (come consulente in materie idriche), incaricandolo dello studio e del regolamento dei corsi d’acqua in vari luoghi. Lo nominò in seguito Lettore di Matematiche alla Sapienza di Roma.
In relazione alle leggi sul movimento delle acque c’è da sottolineare il suo lavoro “Della Misura delle acque correnti” (4), nel quale Castelli stabilisce “che la velocità delle acque correnti diminuisce col crescere della sezione nella quale esse acque defluiscono e tutto ciò congiunto colla minore pendenza del fondo è la causa per la quale un fiume è più largo che profondo“, principio fondamentale dell’Idraulica.
pluviometroUno dei meriti principali di Castelli è attribuito all’invenzione del Pluviometro (1639). Lo scienziato infatti fu il primo a cui venne in mente di misurare l’acqua piovana caduta in un certo intervallo di tempo. Lo strumento, tuttora estremamente utile alla Meteorologia, fu progettato proprio nel Monastero di S. Pietro di Perugia e servì non solo per i suoi interessanti e pratici studi sul comportamento delle acque del Lago Trasimeno in rapporto alle piogge ma anche per altre importanti ricerche.
Il 19 Aprile dell’anno 1643 Padre Benedetto Castelli morì a Roma nel Monastero di S. Callisto in Trastevere, circa un anno dopo la morte del suo sommo Maestro.
Dopo questa trattazione sulla vita e le opere dell’Abbate Cassinese Benedetto Castelli appare inutile qualsiasi ulteriore commento e non rimane altro da sottolineare se non che fu uno dei più illustri scienziati del secolo XVII e a tutt’oggi non solo è l’orgoglio di tutto l’Ordine Benedettino ma lo è anche dell’Italia e della Scienza.

Bibliografia:
(1) Cfr. Antonio Favaro; “Amici e corrispondenti di Galilei, XXI. Benedetto Castelli”; Venezia 1908.
(2) Bollettino di bibliografia e storia delle scienze meteoriche e fisiche; Boncompagni, T. XI, Roma, 1878.
(3) Cfr. D. Gaetano Fornari; “L’Abate Cassinese D. Benedetto Castelli nel III centenario della sua morte”; La Meteorologia Pratica 1943 n. 2; pagg. 33-37.
(4) Tomo III della Raccolta di Autori Italiani che trattano del Moto delle Acque. Bologna, 1832, pag. 131.

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