Memorie e manoscritti

bina01In questa pagina vengono riportati alcuni estratti da manoscritti (la maggior parte presenti nella biblioteca dell’Osservatorio Sismico Bina o nell’Archivio Storico di San Pietro in Perugia.

Anno 365 o 369, 21 Luglio (Spoleto):
“Vi fu un grande e disastroso terremoto a Belluno
[] anche Spoleto non andò in tal giorno esente da rovine”.
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

Anno 991 (S. Sepolcro – Città di Castello):
“Nell’anno terremoto disastroso che fece diroccare molte case, sotto le cui macerie perì un gran numero di abitanti”.
Farinelli P.: Annuali o Memorie di S. Sepolcro, Foligno 1713. p. 9.

Anno 1246 (Spoleto):
Nell’anno frequenti e fortissimi terremoti scossero talmente la città che fecero cadere molte case e molte torri”.
Sanzi A.: Storia del Comune di Spoleto. Foligno 1879 I, p.78.

Anno 1279, 30 Aprile (Gualdo Tadino – Nocera Umbra):
“Vi furono 2 grosse scosse a Forlì, la prima verso sera e la seconda a mezzanotte che fecero molti danni e causarono la morte a molte persone []. Questo terremoto si propagò per le Romagne, le Marche e lo Spoletino recando dappertutto danni gravissimi []. Il terremoto fu sentito anche a Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Foligno, Spello, Fabriano, Cagli e Cingoli. Fu fortissimo a Camerino dove abbattè un monastero dove perirono tutte le monache; caddero pure due terzi dei tetti con mortalità di persone. La violenza dell’urto sotterraneo produsse molti effetti permanenti nel suolo, giacchè i cronisti dell’epoca ricordano vari franamenti allora successi ad altri fenomeni, fra i quali che tre monti e due laghi restarono del tutto assorbiti”.
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

Anno 1298, novembre – dicembre (Todi – Narni – Terni – Spoleto):
“Furono gran terremoti, tali che la maior parte de la gente de la ciptà andarono ad habitare ne li borghi, de pagura”.
Cronache di Todi (1979), Secoli XIII-XVI. Firenze. p.143. “La Nuova Italia” Editrice.

“Violente scosse a Rieti e Spoleto che si propagarono con meno intensità in tutta l’Umbria, compresa la zona di Narni Terni e Amelia”.
Sanzi A.: Storia del Comune di Spoleto. Foligno 1879.

Anno 1328 (Norcia):
“Furono grandissimi terremoti, massimi in Norcia e suo contado, morirono molte persone, e caddero molte case et ville, e terremoti e morti subitanee nella terra [] molta gente per paura andò ad abitare in campagna nelli piani”.
Mariano del Moro: Memorie diverse della città di Perugia dal 1251 al 1438, con altre dal 1599 al 1612, p. 21-22. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

“In quisto millesemo, del mese de novembre e di deciembre, fuorono molte taramuotogle per le contrade. Ennabisòse Norscie e molte altre castelgle e molte montangne; e sì se disse che cie moriero più de doimilia persone (200 secondo alcuni, 4000 secondo altri). E molte citade e castella uscirono fuore a campo per paura del ditte taramuotogle”.
Francesco A. Ugolini. Annali e cronache di Perugia in volgare dal 1191 al 1336. Perugia, Stab. Tip. Grafica di Salvi. Estratto dagli Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Perugia, vol.I (1963-64), p. 221.

Anno 1349, settembre (Perugia):
“Incominciarono molti gran terremoti in Perugia, e andarono a terra molti torre e case e fecero assai gran danno, e spavento non solo in Perugia, ma per tutta la Marca, il Borgo [Borgo S. Sepolcro], Assisi, Spello, e all’Aquila”.
Mariano del Moro: Memorie diverse della città di Perugia dal 1251 al 1438, con altre dal 1599 al 1612, p. 48. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1352, 25 dicembre (Città di Castello – S. Sepolcro):
“Sul far della sera grandi scuotimenti del suolo fecero abbattere parte degli edifici di Borgo S. Sepolcro, causando oltre 500 vittime: cadde pure in tale occasione il campanile della badia, diroccò porzione del monastero ed andarono a terra molti pezzi della mura”.
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

Anno 1414, 3 agosto (Sepolcro – Città di Castello):
“Due scotimenti avvenuti a Borgo S. Sepolcro, fecero rovinare gran parte della città, causando duecento vittime.”
Farulli P.: Annali di Arezzo, p. 93.

Anno 1416, 19 luglio (Perugia):
“Braccio Fortebracci impadronitosi di Perugia vi rientrò partendo da Monte Morciano Vecchio e gli furono fatti molti festeggiamenti ma circa mezz’ora dopo di notte della medesima sera fu sentito da tutta la città un gran spaventoso terremoto”.
Compendio degli Annali del Padre Timoteo Bottonio, p. 30. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1420, 29 aprile (Perugia):
“Sul vespero fu in Perugia un grandissimo terremoto che durò 6 minuti”.
Compendio degli Annali del Padre Timoteo Bottonio, p. 71. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1456, novembre (Italia Centrale):
“Fu un generale terremoto per tutto il Renio, che rovinò ville e castella e città, con morte di più di ottantamila persone, tanto fu grande e terribile; cominciò questo terremoto 3 ore innanzi giorno, essendoci state prima abbondantissime pioggie”.
Compendio degli Annali del Padre Timoteo Bottonio, p. 137. C. M. 371. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1458, 26 aprile (Città di Castello – S. Sepolcro):
“Fu un grandissimo terremuoto in Città di Castello, e Perugia come scrisse il Pellini, nella sua Storia perugina (pag. 643), per quello appartenne alla sua Patria, e le notizie deplorabili spettanti ai castellani li abbiamo ne pubbli Annali, registrate nel libro segnato 8 carto in nella forma seguente:
“Die 26 aprile 1458. Preterita nocte ac die hesterno quam plures fuerint terremotus, hodie parum ante horam nonam magnus terremotus factus est, quo tertia fere pars Civitatis Castelli concidit cum morte tamen paucarum personarum, videlicet XIII, vel circa”".
D. Certini A.: Istorie di Città di Castello dal 1300 al 1499, p. 142. Biblioteca Storti-Guerri, Seminario Vescovile Città di Castello. In Borchiellini (1986).

“A’ ventisei o ventitre di aprile furono terremoti in Perugia”
Compendio degli Annali del Padre Timoteo Bottonio, p. 140. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1471, marzo (Gubbio):
“Di detto anno, nel mese di marzo, furono molti gran terremoti, e molti morirono di morte subitanea”.
Muratori: Chronicon Eugubinum, Vol XXI, col. 1020 C.

Anno 1587, luglio (Deruta):
“Venne un teremoto universale quale per grazia del Signore non fece niente danno costì in Monastero, ma si ben a Casalina, dove sconquassò tutta la rocca; butò per terra tutti li camini, guastò tutto il dormitorio, ruppe le porte delle celle, ruinò [rovinò] tutto il tetto et finalmente la condusse a tal porto che ognuno haveva paura di habitar dentro et se la diligenza et prestezza del padre celerario et del padre rettore non fosse stata sarebbe gita per terra et non vi sarebbe restato lapis super lapidem, perchè da lì quindece giorni ritornò un altro teremotto maggior del primo ma per haver già ben rasettato ogni cosa, non li poddè fare nulla di danno, et per obviare a simile pericolo, si ragionò di guastar la cisterna et far fare uno pozzo acciò lo vento potesse meglio iscire de sotto terra. Dove andò spesa tra legnami, manifatture, ferri et altre cose da 250 scudi”.
Memorie del Monastero dal 1587 al 1595. Autori diversi. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1590, 13 giugno (testimonianza a Perugia, epicentro in Assisi):
“Venne un terremoto alle 15 e 16 incirca, e durò per dire un Ave Maria, e fece cascare molti camini, e ancora fè danno a molte case, non che le scaricasse ma nel crollare li fece aperture piccole, e di più il detto giorno ne furono sentiti due altri terremoti, ma piccoli, uno alle ore 21 e l’altro a mezz’ora di notte che non fecero danno nessuno”.
Cesare Rossi: Memorie delle cose accadute in Perugia e altrove, dalli due marzo 1583. p. 58. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

“Mercoledì 13 giugno tra le 16 e 17 ore venne un terremoto sotto terra per tutta la città, che fece tremare ogni cosa, ero in piazza Grimana, nella spezieria della Palomba e sentii tremare tutta la casa ed eravamo tre nella bottega, uscissimo fuori tutti spaventati e vedessimo chi usciva dalle botteghe e chi dalle case [] e si vedeva la madre abbandonare la figlia e li mariti la moglie”.
Aggegrini R: Ricordi delle cose di Perugia (1580-1591), p.141. Archivio Storico di S. Pietro.

Anno 1593, 17 aprile (Perugia):
“A dì 17 aprile, che fu il sabato santo, venne un terremoto alle 19 ore incirca, di poco spazio e senza danno, ma a dì 25 detto se ne sentì un altro assai maggiore, il quale durò per circa 3 Ave Maria, e fu alle 16 ore incirca e non fece danno alla città, ma scaricò molte case per il contado, dalla parte di Porta S. Angelo cioè a Civitella delli Ranieri, alla Bicocca e altri luoghi circonvicini a quelli”.
Rossi C.: Memorie delle cose accadute in Perugia e altrove, dalli due marzo 1583, p.58. Archivio Storico di S. Pietro.

Anno 1590 e 1593 (Assisi – Santa Maria degli Angeli):
“In questo primo anno [1594] dell’abbadessato de la madre suor Giovanna furono messe le chiavi alla nostra chiesa et alle sepulture, le quali minacciavano di cadere, essendosi fatte grandi aperture et nella volta et nel muro della chiesa, per causa di li grandi terremoti che furono l’anno 1590 et 1593, et nel istesso tempo fu rimbiancata la chiesa et così sepulture”.
Memorie di Monteluce. S. Maria degli Angeli, Edizioni Porziuncola, 1983, p. 286. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1616, 14 gennaio (Spoleto):
“Vi fù un terremoto universale in Sabina che non solo percosse Spoleto ma si fece sentire in tutta l’Umbria”.
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

Anno 1667 (Spoleto):
“Nell’anno [1667] a Spoleto e nelle zone vicine terremoto rovinoso”.
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

Anno 1675, 10 giugno (Perugia):
“Lunedì a notte verso le 4 ore fu sentito il terremoto”
Giornali di cose più notevoli successe in Perugia, p. 37. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1695, 24 giugno (Perugia):
Il cronista, il giorno 24 giugno, registra un forte terremoto.
Vermiglioli P.: Diario (1692-1742). Biblioteca Comunale Augusta. Manoscritto 1398, n. IV (1695), 24 giugno carte 13r, 14r, 15v.

Anno 1703, 14 gennaio (Cascia – Norcia):
“Fu un intenso periodo sismico, uno dei più gravi che abbia mai afflitto l’Italia Centrale. Le zone più colpite furono Cascia (completamente distrutta), Norcia e Leonessa. In Norcia le vittime furono 800 e nell’antico contado, comprese Rocchetta e Ponte, ecc. appartenenti a Spoleto, su 10767 abitanti 587 perirono sotto le macerie; in Cascia su 5032 vi furono 680 morti. Unite alle vittime del territorio Aquilano, il totale fu di 9700 .
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

“Scudi 43, 58 in libbre per fare n. 6 chiavi con suoi paletti poste all’infermeria che pativa a causa de’ terremuoti che successero dalli 14 gennaio et 2 febraro”
Libri Contabili n. 150, p. 163. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1710, 9 agosto (Perugia):
“Su l’ore 8. ½ fu sentito da me e da moltissimi una buona scossa di terremoto”
Vermiglioli P.: Diario (1692-1742). Biblioteca Comunale Augusta. Manoscritto 1398, n. XVI (9 agosto 1710), carte 16v.

Anno 1714 (Narni):
“Il terremoto produsse gravi danni e panico sia a Narni che nei luoghi vicini e danneggiò, in tale occasione, il convento di San. Domenico”.
Eroli: Miscellanea Storica Narnese. Anno 1714.

Anno 1719, 27 luglio (Perugia):
“Fu sentita una scossa di terremoto dopo le ore 23 e poi un’altra più debole”.
Vermiglioli P.: Diario (1692-1742). Biblioteca Comunale Augusta. Manoscritto 1398, n. XXV (1719), 27 luglio carte 13r.

Anno 1725 17 aprile (Perugia):
“Si sentì una buona scossa di terremoto”
Vermiglioli P.: Diario (1692-1742). Biblioteca Comunale Augusta. Manoscritto 1398, n. XXXI (1725), 17 aprile carte 8r.

Anno 1726 23 settembre (Perugia):
“23 settembre 1726, scossa di terremoto”
Vermiglioli P.: Diario (1692-1742). Biblioteca Comunale Augusta. Manoscritto 1398, n. XXXII (1726), 23 settembre carte 15r.

Anno 1729, 14 maggio (Gualdo Tadino):
“Terremoto a Gualdo Tadino, più scosse”.
Vermiglioli P.: Diario (1692-1742). Biblioteca Comunale Augusta. Manoscritto 1398, n. XXXV (1729), 14 maggio, carte 9v.

Anno 1730, 12 maggio (Norcia):
“Il terremoto a Norcia scaricò buona parte della città con molte centinaia di morti (circa 200 e 500 feriti)”.
Vermiglioli P.: Diario (1692-1742). Biblioteca Comunale Augusta. Manoscritto 1398, n. XXXVI, c. 18 v.

“Le monache della città di Norcia dovettero lasciare i monasteri mezzi diroccati dal terremoto”
Litterae D.D. Superiorum Urbis. IX (1702-1744). Biblioteca Arcivescovile di Perugia.

Anno 1741 (Perugia):
“Spese per i muratori che hanno risarcito il monastero dal danno cagionato dal terremoto”.
Libri Economici n. 150, p. 193. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1747, 17 aprile (Nocera Umbra):
“A Nocera Umbra vi fu un altro terremoto che recò, non solo alla città di Nocera ma anche a parte del suo territorio, danni gravissimi: le chiese più d’ogni altro edificio soffrirono detrimento, le case in parte caddero ed in parte rimasero talmente sconnesse da essere rese quasi inabitabili. La Cattedrale e il Vescovato furono assai malconci. In particolare la chiesa dell’antico monastero di S. Stefano, distante due miglia dalla città, fu rovinata. La repliche delle scosse continuarono ripetutamente fino al 23 maggio”.
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

Anno 1751, 27 luglio (Gualdo Tadino – Nocera Umbra):
“Il Terremoto in quest’anno ha presso che desolato la misera Terra di Gualdo, e che con replicati scuotimenti ha tribolato non solo l’Augusta città di Perugia, ma l’Umbria tutta, la Marca, e li contorno di queste provincie []. Cadette un antichissimo, e altissimo campanile; un gran numero di fabbriche soggette all’Abazzia di S. Donato furono atterrate, e molte altre tanto nella Terra di Gualdo, quanto in vicinanza di essa si sono spaccate minacciando imminente rovina”.
Bina A.: “Ragionamento sopra la Cagione de’Terremoti ed in particolare di quello della Terra di Gualdo di Nocera nell’Umbria seguito l’Anno 1751″. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

“A Gualdo Tadino a causa del terremoto gli abitanti furono costretti ad abitare in capanne di frasche”.
Litterae D.D. Superiorum Urbis. X (1745-1806). Biblioteca Arcivescovile di Perugia.

In una lettera scitta dal Procuratore Generale della Congregazione Cassinese da cui dipendeva il Monastero di S. Pietro (Roma 1 settembre 1751) viene concesso all’Abate di S. Pietro, per riparare i danni cagionati dal terremoto, una somma di denaro da detrarre dalle tasse che il Monastero doveva pagare alla Procura Generale di Roma.
Archivio Storico di S. Pietro, Perugia. Mazzo XLVI. Lettere dal 1746 al 1760.

La Procura Generale di Roma abbuona al Monastero di S. Pietro in Perugia, nell’anno 1754, 500 scudi sulle tasse che doveva pagare. Tale somma doveva impiegarsi per finanziare le esorbitanti spese fatte dal Monastero per riparare i danni causati dai terremoti nelle strutture del convento.
Libri Economici n. 163 p. 286. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1781, 3 giugno (Confine Umbria – Marche Settentrionali):
“Il giorno della Pentecoste, alle ore 11 circa si sentì una fiera scossa di terremoto che durò un Credo circa che recò grande spavento ma non recò danno ancuno per la Dio grazia [nella città di Perugia]. Fece bensì gran danno, come seppessi dopo, alla città particolarmente di Cagli con mortalità di molte persone e rovina di chiese, e case della medesima”.
Mazzo XV, n. 6 (A). Autori vari. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1785, 2 e 9 ottobre (Piediluco):
“Sul finire del 1785 e per parecchi mesi dell’anno susseguente, intense e frequentissime scosse agitarono il suolo della Umbria. Le scosse avvenute il 2 Ottobre, e la replica del 9, furono le più violente manifestazioni di tale periodo sismico. In Piediluco queste scosse produssero danni gravi e qualche morto. La scossa del 2 Ottobre fu forte a Spoleto, a Rieti, Norcia, l’Aquila e Todi; fu meno forte a Narni, Terni, e Arrone dove non vi furono danni”.
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

Anno 1789, 30 settembre (Città di Castello):
“Le fabbriche, anche le più solide, ebbero rovinati i tetti; caddero i monasteri ed i conventi, diroccarono e canpanili, si lesionarono gravemente le mura della città. Diroccò parte della cattedrale e della grande cupola che, cadendo, ne sfondò il pavimento: il palazzo vescovile fu quasi tutti distrutto, e fu sfasciata in parte la cupola di S. Maria del Belvedere: restarono invece quasi illese la chiesa di S. Sebastiano, il teatro e l’ospedale. Alle Selci, quasi tutte le case (100) furono infrante e ridotte a mucchi di rovine. Minori furono i danni recati a S. Giustino, a Cospaia e Borgo S. Sepolcro []. Cerbara e Lame [Lama] furono per metà rovinate. A Grumale sotto le macerie perirono 25 persone. Fra Città di Castello, Selci e villaggi adiacenti si ebbero oltre 500 persone fra morti e feriti. La scossa si propagò in gran parte dell’Umbria e della Toscana; fu sentita anche a Firenze”.
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

Anno 1789, 30 settembre (Città di Castello):
“Si tien per miracolo, che tanti siano sopravvissuti all’orribile flagello. Si potrebbe contare una serie innumerevole di quei, che camparono per caso stravagante e miracoloso. Chi è rimasto appeso alle finestre nel subbissamento di tutti i Piantiti: chi ha sentito piovere intorno a se un nembo di pietre senza riportar nocumento: chi è uscito libero dai cementi precipitatigli sopra le spalle, e la testa: chi appena mosso un piè fuori delle porte ha veduto diroccare tutte le mura dalla sua casa. Degni sono di ricordanza specialmente due fatti avvenuti in Selci. Un fanciulletto di anni tre, che si piangeva già morto, dopo l’intero spazio di ore venti vivo si estrae dalle macerie. Altro ancor lattante Bambino cadde sotto la stalla del solaio avvolgendosi tra le corna di un Bue; muore questo giumento: quegli, benchè coperto da’ sassi, schiacciato non rimane, o soffocato, ma intatto si tragge dal suo sepolcro”.
Toppi F. (1789): Genuina, e distinta relazione dell’orribilissimo terremoto scoppiato in Città di Castello la mattina dei 30 Settembre 1789. Biblioteca Comunale di Città di Castello.

Anno 1791 ottobre (Perugia):
“Scudi 2, 30, 2, 5 pagati a Mastro Giuseppe cerini per giornate 4 e mezza di maestro a baiocchi 25 e giornate 3 e mezza di garzone, a 20 baiocchi, per quarti 2 di gesso e per bigonci 2 di calce, per istuccare la volta della sagrestia [] e crepacce cagionate dal terremoto d’ottobre [1791]“.
Memorie storiche di Perugia. Mazzo C, n. 2 (n. 293). Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1799, luglio (Perugia):
“Circa le 3 ore di notte si sentì una fiera scossa di terremoto che fu orrenda e sensibilissima. Tuttavia dagli austro-aretini, i quali non badavano che alla Pugna, non fu avvertita, a riserva di quelli che si trovavano al Campo di Massiano entro la città fu più terribile”.
Memorie storiche dei fatti occorsi in Perugia e suo territorio negli anni 1798 e 1799, p. 349. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1832, 13 gennaio (Italia Centrale):
“Uno spaventosissimo avvenimento viene per primo notato tra le cose che meritano memoria nell’incominciato anno. Appena passate le 2 pomeridiane nell’atto che buona parte della Comunità era in coro e l’altra in atto di entrare nel suddetto luogo, una terribilissima scossa di terremoto sussultorio ed ondulatorio ci riempì di timore. Caddero dalla volta del coro vari spessi pezzi di calcestruzzo ma la Dio mercè non offesero alcuno poichè i più pesanti furono propriamente allo stallo del reverendissimo (abate) di Governo, che per buona ventura ancora non era giunto al suo posto. Cadde un angelo di quei di getto che ornano la tribuna, poichè era male assicurato, e caduto urtò la lampada che arde all’urna dell’altare ove si conservano le urne di S. Pietro e di Stefano primi abati di questo Monastero. Cadde la cappa del camino della cucina dove erano molti di nostri famigli e conversi ed alcuni poco feriti, ma per divina bontà nessuno fu precipitato come poteva avvenire. Patirono molte mura del monastero e specialmente la forestaria ed il dormitorio grande verso il mezzogiorno. Dopo un’ora vi fu altro terremoto, ma non così forte come il primo ne tanto lungo. Questi terremoti ed altri in appresso sono stati la rovina delle città e territori di Fuligno (13 morti), Assisi (9 morti), Cannara e Bevagna (4 morti e 250 feriti), Spello, da detto Perugia per altro pochissimo danno ha sofferto”.
Memorie del Monastero dal 1830 al 1847. Autori vari. Archivio Storico S. Pietro, Perugia.

“Scudi 10 al pittore Sassatelli per diversi restauri a le pitture [della chiesa di S. Pietro] cagionati dal terremoto”.
Libri Economici n. 291, p. 189. Archivio S. Pietro, Perugia.

Anno 1853, 30 novembre (Perugia):
“Circa l’ora 6 ½ della sera abbiamo avuto una forte scossa di terremoto”.
Notizie riguardanti il noviziato di S. Pietro di Perugia, p.69. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1854, 3 febbraio (Perugia):
“Alle ore 8 e un quarto pomeridiane avvenne un terribile terremoto proveniente da Levante e questo Monastero ne ha inteso terribili conseguenze per essere stato rovinato in vari punti e il giorno 30 dicembre dell’anno scorso ve ne fu un altro alle 6 pomeridiane ma non fu così forte come questo di cui si è parlato. E non par vero come siamo spesso da questo flagello assaliti, ma grazie al cielo niuna cosa di sinistro è accaduto ancora per parte di mortalità. In seguito al terremoto alcuni monaci si sistemarono nella celleraria, a piano terra, abbandonando le proprie celle per timore dei continui terremoti che si fanno sentire”.
Memorie del Monastero dal 1847 al 1866, p. 90. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1854, 12 febbraio (Perugia):
“I terremoti della notte scorsa si fecero sentire con tanta forza che non solo i monaci hanno lasciato nella notte stessa dell’11 venendo il 12 le loro case e passarono la notte passeggiando. Il Delegato Lo Schiavo all’una e mezza dopo mezzanotte scortato da sufficiente soldatesca e preso da panico timore venne in questo monastero e si ritirò in Celleraria dove è raccolta la maggior parte della Comunità. Alle 5 della mattina ripartì per ritornare nel Palazzo Delegatizio ed alle 6 un altro fortissimo terremoto ci faceva da retroguardia. Il Monastero ha sofferto di danno circa scudi 1000″.
Memorie del Monastero dal 1847 al 1866, p. 91. Archivio Storico di S. Pietro.

Anno 1859, 22 agosto (Norcia):
“In città buona parte degli edifici, specialmente quelli di debole costruzione, fu adeguata al suolo, causando 101 vittime ed una sessantina di feriti. Gli altri risentirono gravi danni specialmente nei piani superiori. I quartieri, costruiti sul pendio della collina verso levante e ponente, abitati da povera gente, furono letteralmente distrutti. Le chiese furono in gran parte diroccate; rovinato il palazzo comunale, danneggiato quello del governo; i due monasteri di monache, e particolarmente quello di S. Pace, rimasero quasi del tutto sconnessi”.
Baratta M. (1901): I Terremoti d’Italia. Saggio di Storia, geografia e bibliografia sismica italiana. Torino, F.lli Bocca Editori.

Anno 1876, 6 maggio (Narni):
“Le dò notizia di un altro terremoto avvenuto in Narni il 6 maggio 1876 alle ore 5,30p. Trovavami io a scuola, mi vidi ad un tratto mancare la vista senza sapere a che attribuirlo. Per ben tre minuti durai su quello stato, e non potea neppure leggere, che non vedea lettera”.
Fagioli R.: Lettere dell’anno 1876. Archivio Storico di S. Pietro, Perugia.

Anno 1878, 15 settembre (Montefalco – Norcia):
” I terremoti che sconvolsero l’Umbria, massimi nei giorni 15 e 16 Settembre 1878, riuscirono più intensi fra Castel Ritardi e Montefalco, e nei paesetti di Mercatello, Fratte e Turrita. La prima scossa avvenne alle 8.20a. del 15 Settembre. Fu fortissima a Bettona, Giano, Foligno e Spoleto. Forte a Trevi, Norcia e Caprarola (Viterbo). Leggera a Perugia, Narni, Amelia, Terni e Roma. Della stessa intensità fu la scossa avvenuta alle 1.53p. del giorno 15, un po’ meno forte quella avvenuta alle 1,55a. del giorno 16 Settembre. Altri scuotimenti tennero in agitazione la regione mesosismica fino alle 19, dopo al quale sciamarono piano piano, di numero e di intensità”.
Ricci A.: I Terremoti in Umbria del Settembre 1878.

Anno 1882, 26 maggio (Cascia):
“La mattina del 26 Maggio alle ore 5,15a. circa un forte terremoto urtò Cascia e tutta la regione circostante di Norcia, Ascoli, di Terni, di Fermo, di Assisi, di Spoleto e di Perugia.

A Cascia 15 furono le scosse, una delle quali produsse gravi danni []. Con questo terremoto cominciò un accentuato periodo sismico che interessò specialmente Cascia”.
Taramelli T. (1896): Dei terremoti di Spoleto nell’anno 1895. Con catalogo dei terremoti storici nella valle umbra compilato dal sig. prof. P.F. Corradi.

Anno 1895, 20 maggio (Spoleto):
“Il 20 Maggio alle 4,32p. Spoleto fu colpita da una veemente scossa sussultoria-ondulatoria [] fece screpolare dei muri, cadere qualche volta e molti comignoli. Se si eccettuano due feriti non si ebbero altre disgrazie personali: su 813 case entro le mura di Spoleto, 750 furono più o meno danneggiate. La scossa spiegò una intensità maggiore nella massa montuosa, fu forte a Giano e a Terni, mediocre a Scheggino, Castel Ritardi, a Trevi, Foligno, San Gemini ed a Narni; Fu lieve a Perugia, Norcia, Leonessa e Todi”.
Taramelli T. (1896): Dei terremoti di Spoleto nell’anno 1895. Con catalogo dei terremoti storici nella valle umbra compilato dal sig. prof. P.F. Corradi.

Anno 1897, 18 dicembre (Città di Castello):
“Fenomeno verosimilmente connesso alle oscillazioni sismiche, inquantochè sembra provocato, o almeno favorito, da esse, è un mutamento di recente verificatosi nel campo visuale di Città di Castello, e specialmente in quello di alcune strade e case.

Dalla via di circonvallazione, or sono 30 a 40 anni, non si poteva vedere il convento del Buon Riposo, situato a ponente, sul monte che limita da quella parte la valle del Tevere, a causa di una collina interposta, la quale ha nome Teverina; ora, invece, mentre questa non subì cambiamento alcuno per mano dell’uomo, il convento è dagli stessi punti in gran parte visibile []. In questo caso non si tratta, come a tutto prima potrebbe sembrare, di bradisismo, ma di scivolamento lento d’una falda argillosa, certo assai estesa e potente []. Ad ogni modo, sia dal punto di vista scientifico sia dall’aspetto economico (pei danni che risulterebbero dal minacciato franamento della collina), il fenomeno merita di essere attentamente investigato”.
A. Issel (1898): Il terremoto del 18 Dicembre 1897 a Città di Castello e sull’Appennino Umbro-Marchigiano. Società Ligustica di Scienze Naturali e Geografiche Vol. IX.

E’ registrata nel Monastero di S. Pietro in Perugia una elemosina concessa ad un sacerdote di Città di Castello partito da quella città “per le rovine del terremoto”
Libri Ecomonici n. 85, p. 153. Archivio Storico S. Pietro, Perugia.

Anno 1917, 27 aprile (Monterchi – Citerna):
“Le scosse principali furono due; l’una disastrosissima addì 26 Aprile, l’altra rovinosa, il giorno dopo. Avvenuto il primo terremoto, Monterchi presentava già il miserando spettacolo indimenticabile nella memoria di coloro che videro Messina ed Avezzano []. La seconda scossa dovette essere ben terribile se rovinò a Citerna la sommità del robusto torrione verticale della grande rete trigonometrica italiana”.
Oddone E.: Il Terremoto dell’Alta Valle del Tevere del 26 Aprile 1917

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